Intervista a Valerio Barchi

Intervista a Valerio Barchi: dallo zaino al fumetto

Intervista a Valerio Barchi: dallo zaino al fumetto

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Viaggiare significa muoversi, ma anche cambiare prospettiva.
Ci sono persone che trasformano il viaggio in un modo di vivere, e tra queste c’è Valerio Barchi: fumettista, acquerellista e narratore, capace di intrecciare l’arte con la vita on the road.
Lo abbiamo incontrato per scoprire come nascono le sue storie, quali sfide porta con sé la scelta di vivere in camper e come il pubblico diventa parte del suo percorso creativo.

Valerio Barchi quindi, in questa intervista, ci racconta come unisce viaggi, acquerelli e una vita on the road

Intervista a Valerio Barchi

Vita da artista in camper

Vivere e lavorare in viaggio significa incastrare tempi, spazi e creatività. Diventa importante sapersi organizzare perché disegnare fumetti mentre si vive in camper, tra scatoloni di autoproduzioni, è una sfida quotidiana.

A  Ciao Valerio, è un piacere fare quattro chiacchiere con te. Ci ha incuriosito molto la tua esperienza di viaggiatore e soprattutto di “artista in camper”, ci puoi dire come possono convivere le due cose e quali sono le difficoltà principali che hai incontrato?

V  Ciao Arianna, il piacere è mio. Tocchi subito un elemento critico: fumetto e vita in camper, secondo me, non si sposano bene – al contrario invece di musicista o artigiano di strada.
Il camper, per darti il meglio che ha da offrirti, richiede una certa improvvisazione, un vivere alla giornata o quasi.
Fare fumetto è tutto il contrario: programmazione, ragionare a lungo termine, inchiodati al tavolo da lavoro ogni giorno per tante ore al giorno.

Mettici poi che faccio autoproduzione, quindi ti puoi immaginare la marea di scatoloni che devo spedire in giro da amici misericordiosi e poi passare ogni volta a prenderli quando la scorta che ho in camper sta per finire.
Per tanti anni ho vissuto con uno zaino in spalla e basta, in giro per il mondo, senza una meta, senza uno scopo, senza un ritorno. Quello per me è viaggiare.

A   Ci racconti da cosa hanno tratto origine i tuoi libri e quanti ne hai illustrato fino ad ora?

V  I miei libri nascono dall’ispirazione che mi scorre dentro quando sono in un posto e apprendo cose di quel posto: eventi storici, canzoni popolari, mestieri perduti.
In quel momento mi vengono in mente scene, e se le scene cominciano ad essere buone e numerose, ci sono le basi per scrivere una storia.
Al momento ho pubblicato, dal 2020 ad oggi, cinque fumetti miei più uno commissionato. Ho inoltre illustrato la guida storico-turistica di Predazzo.

Intervista a Valerio Barchi

L’acquerello e il rapporto con chi lo segue

Dopo anni in giro per il mondo, l’acquerello diventa occasione per parlare di ispirazione, di ritorno in Italia dopo anni on the road e del legame che nasce con chi osserva o commissiona le opere.

A   Siamo curiose di sapere anche come hai imparato l’arte dell’acquerello e come ti sei perfezionato. Sappiamo che sei autodidatta ma ti sei ispirato a qualcuno in particolare?

V  Quando, dopo aver passato 14 anni in giro per il mondo, ho preso la decisione di tornare in Italia (scelta che ancora oggi metto ogni singolo giorno in dubbio di aver fatto) ero totalmente spaesato, privo di direzione, inadatto ad un qualsiasi tentativo di “vita normale”.
Roba da attacchi di panico giornalieri per mesi. In quel periodo conobbi una ragazza che mi ha dato molto sia a livello umano che per quella che è stata poi la mia carriera: Silvia Pelissero, in arte Agnes Cecile. Un’acquerellista fenomenale.

Mi disse “io so fare questo e lo so fare bene: prova, vedi se ti piace”. Così mi ha messo a disposizione il suo materiale, mi ha dato consigli su come iniziare etc.
Dopo aver preso confidenza ho capito che quella del pittore non era la mia strada, perché era lo storytelling che mi veniva naturale. E così, fumetto.

A  Ci racconti qual è il tuo rapporto col pubblico che viene alle presentazioni o che ti commissiona un’opera?

V  Due tipi di relazioni diversi. Alle presentazioni si crea un’atmosfera condivisa densa, a volte catartica. In genere si dà un’ora di tempo, raramente mi succede di scendere sotto le due.
Non mi piace molto essere “quello sul palco” per cui spesso sono io che chiedo al pubblico delle loro esperienze.
Spesso succede che magari ci vuole un po’ prima che qualcuno prenda il coraggio di parlare, ma una volta che una persona rompe il ghiaccio, altri seguono. E così si crea un confronto pubblico collettivo che personalmente mi piace molto.

Con le commissioni c’è spesso purtroppo la barriera del telefono, in quanto mi vengono richieste da persone che non sono con me fisicamente.
Cerco sempre di metterla sull’informale per mettere il committente a proprio agio nelle sue richieste. Poi c’è il momento in cui, spedito il dipinto, sono curiosi e vogliono vedere la scansione del dipinto – lì per me è sempre un momento di tensione, ma fortunatamente succede di rado che qualcuno non sia soddisfatto del risultato.
Ma il vero rapporto lì si instaura con il soggetto ritratto. In genere non conosco le persone che devo ritrarre, ma quando sei lì a studiare i loro tratti per ore succedono due cose: una è che ti ci affezioni, l’altra è che li trovi bellissimi, perfetti così come sono.
Spesso mi è stato chiesto “Mi fai il naso più piccolo?” “Mi fai più magra?” e la risposta è sempre stata “No, sei perfetta così” ed era una risposta sincera.

Intervista a Valerio Barchi

Progetti futuri e nuovi cammini

Dai dipinti più intimi ai fumetti ispirati ai cammini italiani, parliamo adesso dei progetti in corso e a come sostenere l’artista acquistando direttamente dal suo shop online.

A  C’è stato un quadro dal quale ti sei separato con più difficoltà o che ha rappresentato qualcosa di davvero molto intimo e personale e al quale sei legato?

V  No, mai, e forse proprio perché dopotutto non mi sento un pittore. Mi piace, mi diverte, mi libera dipingere, ma i miei pensieri li esprimo con le storie non con i dipinti.
Da un anno ho cominciato a voler dar sfogo ad un altro lato di me e quindi ho iniziato una linea di dipinti kinky – principalmente foot fetish – e paradossalmente sono più legato a quelli.
Ma al momento di separarmene è sempre una gioia, perché so che saranno in mano a chi li ha apprezzati.

A  E infine, ci parli dei tuoi prossimi progetti e ci dici dove si possono acquistare i tuoi libri?

V  Sono appena tornato da un cammino intenso sotto tutti i punti di vista: si chiama il Cammino nelle Terre Mutate, parte da Fabriano e termina a L’Aquila e percorre tutti i territori distrutti dai terremoti del 1997, 2009 e 2016/17.
Un cazzotto sullo stomaco che dura due settimane, ma nel mezzo una natura selvaggia da togliere il respiro. Quello sarà il mio prossimo fumetto.

I miei libri si possono acquistare sul mio shop, www.valeriobarchi.bigcartel.com, o in alternativa contattarmi in privato sui miei canali. In ogni caso, essendo autoproduzioni, sono sempre io che spedisco!

Parlare con Valerio è stato come aprire una finestra su un modo diverso di vivere e creare, in cui il viaggio e l’arte si intrecciano senza smettere mai di sorprendere. Lo ringraziamo per aver condiviso con noi pezzi del suo percorso e non vediamo l’ora di scoprire dove ci porteranno le sue prossime storie.

Articolo scritto da Ary

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Arianna

Scrittrice, editor e lettrice appassionata, collabora con riviste online e realtà editoriali. Blogger da quasi dieci anni, si occupa di libri.

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Cristina

Blogger da più di 10 anni, copywriter e web designer, specializzata nella scrittura per il web.

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Elisa

Dietista di formazione, cuoca per passione e viaggiatrice atletica, ha iniziato da poco il suo percorso come blogger.

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