Ti è mai capitato di essere al bar con un amico, parlare di un paio di scarpe da ginnastica specifiche ma non cercarle sul telefono e, un’ora dopo, trovarti l’annuncio di quelle stesse scarpe mentre scorri i social?
La reazione immediata di quasi tutti è sempre la stessa: “Il telefono mi sta ascoltando”.
La convinzione che i nostri dispositivi registrino di nascosto le conversazioni tramite il microfono è ormai un mito metropolitano diffusissimo.
La realtà, però, è diversa. E, per certi versi, ancora più sorprendente. La pubblicità che vedi non deriva da un ascolto vocale, ma dall’incrocio di una mole gigantesca di dati che descrivono chi sei, dove sei e chi frequenti.
1. La profilazione per vicinanza (effetto “contagioso”)
I nostri telefoni registrano costantemente la posizione. Se tu e il tuo amico vi sedete allo stesso tavolo per quarant’anni o anche solo per quaranta minuti, i sistemi pubblicitari collegano i due dispositivi.
Se il tuo amico ha cercato quelle scarpe nei giorni precedenti o subito dopo essere tornato a casa, l’algoritmo fa un calcolo probabilistico: voi due vi conoscete, vi siete incontrati e vi influenzate a vicenda.
Risultato? Propone l’annuncio anche a te, scommettendo sul fatto che lui te ne abbia parlato.
2. Le reti Wi-Fi e i luoghi in comune
Quando vi collegate alla stessa rete Wi-Fi (quella del bar, dell’ufficio o di casa), i vostri telefoni condividono lo stesso indirizzo di rete esterno.
Per le piattaforme pubblicitarie, quella connessione è la prova provata che le persone in quel luogo condividono interessi, abitudini o conversazioni. Non serve che tu cerchi il prodotto: basta che lo abbia fatto qualcuno collegato alla tua stessa rete a breve distanza di tempo.
3. La profilazione predittiva
Gli algoritmi conoscono i tuoi gusti, la tua età, la tua fascia di reddito e i tuoi orari con una precisione impressionante.
Spesso non ti mostra la pubblicità perché hai parlato di un oggetto, ma perché ha previsto che in quel momento preciso della giornata, della settimana o della stagione avresti avuto bisogno di quel prodotto. In molti casi, la conversazione con il tuo amico è stata solo una coincidenza temporale: l’algoritmo aveva già deciso di mostrarti quell’annuncio sulla base dei tuoi comportamenti passati.
Non c’è bisogno di un microfono aperto per indovinare a cosa stai pensando. Alla tecnologia basta analizzare i fili invisibili che ti collegano alle persone che ti stanno intorno per anticipare i tuoi desideri.

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