Il Día de Muertos è il giorno dei morti in Messico: si celebra i primi di novembre, quando le famiglie ricordano i propri cari con altari, fiori e offerte di cibo.
Oggi ve lo racconto insieme a una mia carissima amica: Sara Vega, messicana trapiantata a Reggio Emilia.
Con Sara non faremo la solita intervista su come è arrivata qui. Voglio farvi conoscere le tradizioni del Messico che continua a seguire anche in Italia, soprattutto quella del giorno dei morti.
Perché sì, ci sono gli scheletri, i fiori arancioni e gli altari coloratissimi, ma cosa significano? E perché si preparano i piatti preferiti di chi non c’è più?
Io sono stata in Messico durante questa ricorrenza e ho visto le offerte nei ristoranti e lungo le strade. Alcune cose le conoscevo, altre me le sono fatte spiegare da lei. Dunque mettetevi comodi e seguite la nostra chiacchierata: vi racconto anche qualche episodio del mio viaggio a Città del Messico.

Cos’è il Día de Muertos e quando si celebra?
Il Día de Muertos è la ricorrenza messicana dedicata al ricordo dei defunti, celebrata l’1 e il 2 novembre. Secondo la tradizione, in questi giorni i propri cari tornano temporaneamente a visitare i vivi, che li accolgono con fiori, candele, cibo e bevande.
Il nome significa “giorno dei morti” e potete trovarlo anche la forma Día de los Muertos.
Il primo novembre è generalmente dedicato ai bambini defunti e il secondo agli adulti, come spiega l’Istituto nazionale messicano per il federalismo e lo sviluppo municipale. I preparativi possono iniziare parecchi giorni prima e le consuetudini cambiano da una comunità all’altra.
Sara mi racconta che, per lei, tutto comincia nella notte tra il 31 ottobre e il primo novembre, dopo mezzanotte. Il mondo dei vivi e quello dei morti entrano in contatto.
Ma cosa vuol dire, le chiedo? Che puoi parlare con la persona che ti manca, perché credi che sia venuta a trovarti.
«Se tu non hai detto una cosa o volevi chiedere perdono, dire qualcosa che non hai detto a quella persona in vita, quel giorno dopo le 12 lo puoi fare perché noi crediamo che lui o lei stia sentendo, che ti viene a visitare.»
Ecco perché si prepara l’offerta, per accogliere quella persona con le cose che le piacevano. Sara parla proprio di questo, della possibilità di dirle qualcosa che in vita non si è riusciti a dire.
Qual è la storia del Día de Muertos?
La storia del Día de Muertos unisce tradizioni indigene, ricorrenze cattoliche e trasformazioni avvenute nel tempo. Le giornate di Ognissanti e della commemorazione dei fedeli defunti, introdotte con la colonizzazione spagnola, si sono mescolate con le tradizioni locali dedicate ai morti.
L’INAH, descrive questo incontro attraverso il termine sincretismo religioso.
Le feste indigene dedicate ai morti, con le loro pratiche comunitarie, sono state proclamate dall’UNESCO nel 2003 e iscritte nel 2008 nella Lista rappresentativa del Patrimonio culturale immateriale dell’umanità.
Dunque, una tradizione con una storia lunga, che ancora oggi entra nelle case e nelle abitudini delle famiglie. Ma come viene vissuto questo passaggio tra vita e morte?
Sara dice:
«È una forma di vedere la morte non come la fine, ma come un cambio.»
Ogni anno, continua, puoi raccontare ai tuoi cari quello che ti è successo, chiedere perdono o dire quanto ti mancano.
Sara usa la parola “catarsi”, per le e per chi pratica questa celebrazione, poter parlare con loro credendo che ti ascoltino, è qualcosa che aiuta.

Perché in Messico il giorno dei morti si celebra con una festa?
Quando penso alle visite al cimitero qui in Italia, mi vengono in mente il silenzio e il raccoglimento. Nel racconto di Sara ci sono anche musica, cibo e famiglie che trascorrono del tempo accanto alle tombe.
Attenzione però, perché Sara ci tiene a chiarire una cosa. Vedere i colori e gli scheletri che ballano non deve farci pensare che in Messico non si soffra quando muore qualcuno:
«Noi messicani non è che non abbiamo paura della morte, non voglio passi l’idea che se una persona muore noi non siamo tristi. Anche noi soffriamo.»
Poi mi spiega che, con il passare del tempo, la festa diventa un’occasione per ricordare quella persona in suo onore. La tristezza può convivere con il piacere di cucinare il suo piatto preferito o raccontare qualcosa che la riguarda.
Quando ne parliamo, mi viene spontaneo fare il confronto con Halloween. Però qui Sara mi sta raccontando qualcosa di diverso: si aspetta la visita dei propri cari e si prepara tutto per loro, scegliendo quello che amavano in vita.
Cos’è l’ofrenda e cosa si mette sull’altare dei morti?
L’ofrenda è l’offerta preparata per i defunti e disposta su un altare, in casa o in altri spazi dedicati alla commemorazione. Si scelgono fotografie, alimenti e oggetti pensando alle persone che si vogliono ricordare.
Allora le chiedo cosa si prepara, di preciso. E lei mi fa subito l’esempio di suo nonno:
«A mio nonno piaceva la tequila allora io lascio un bicchierino con la tequila.»
Quindi sull’altare ci va il piatto preferito della zia o per una bevanda che si beveva sempre insieme al papà. L’offerta si prepara pensando proprio a quella persona.

Cosa significano fotografie, acqua, sale e candele nell’ofrenda?
Le ofrendas non sono tutte uguali, ma alcuni elementi ricorrono spesso. L’INAH ne spiega il significato simbolico, ricordando anche le differenze regionali:
- Le fotografie indicano le persone a cui è dedicata l’offerta.
- L’acqua accoglie le anime e ne placa simbolicamente la sete dopo il viaggio.
- Il sale è associato alla purificazione.
- Le candele illuminano il percorso verso l’altare e richiamano il fuoco.
- Il cibo e le bevande sono scelti anche in base a ciò che piaceva ai defunti.
- I fiori, il copal e il papel picado completano l’offerta con significati legati al cammino delle anime, alla purificazione e al vento.
Non si prepara tutto all’ultimo momento. Sara mi spiega che ci vogliono diversi elementi, e già durante ottobre si comincia a cercare il necessario, scegliere cosa cucinare e sistemare l’altare.
Perché si usano i fiori di cempasúchil?
Il cempasúchil, conosciuto anche come tagete o garofano d’India, è il fiore arancione che associamo al Día de Muertos. Sulle ofrendas e lungo i percorsi di petali, serve simbolicamente a guidare i defunti verso l’offerta.
Sara lo descrive come un colore «molto vivo, per niente triste, per niente cupo». È proprio l’arancione che ricordo osservando gli allestimenti di Città del Messico in ottobre.

Che cos’è il papel picado e cosa rappresenta?
Accanto ai fiori c’è il papel picado, la carta sottile ritagliata con figure e motivi decorativi. Nell’offerta rappresenta il vento.
Sara mi descrive le figure delle calacas, gli scheletri che ballano, ritagliate nella carta velina. Sono coloratissime, e anche queste hanno il loro posto nell’offerta.
Che cos’è il pan de muerto?
Il pan de muerto è un pane dolce lievitato presente sulle ofrendas. Esistono diverse preparazioni; una versione diffusa contiene burro, uova e aromi di agrumi o acqua di fiori d’arancio, come nella ricetta pubblicata dal Consolato del Messico a Filadelfia.
A cosa serve il copal nell’ofrenda?
Il copal è una resina bruciata come incenso. Il suo ruolo nell’offerta è legato alla purificazione: quando ne parliamo, Sara mi risponde semplicemente che «è usato per purificare».
Durante la nostra chiacchierata le dico che qui in Italia non l’ho mai trovato ma ricordo benissimo il suo profumo buonissimo.
Si possono ricordare gli animali sull’ofrenda? Il racconto di Sara
Tra le fotografie dei nonni messicani e cileni, Sara mette anche quella del suo cane Pepper. Lo ricorda ogni anno, lasciandogli le crocchette preferite e le arachidi.
Sapevo quanto fosse legata a Pepper, così le ho chiesto se avrebbe ricordato anche lui. Sì, mi risponde, come ogni anno da quando non c’è più. La sua foto è accanto a quelle dei nonni, con le cose che gli piacevano.
Sara mi racconta anche che nella offerta possono trovare posto i bambini non nati, ricordati simbolicamente anche quando non c’è una fotografia.
Mi spiega che nella sua tradizione vengono ricordati il primo novembre: anche senza una foto, si può lasciare qualcosa di simbolico.
Dove vedere le ofrendas a Città del Messico?
A Città del Messico, nel periodo della festa, le ofrendas entrano anche negli spazi della vita quotidiana. Durante il mio viaggio le ho incontrate nei ristoranti, nelle chiese, negli uffici pubblici e persino nello zoo di Chapultepec.
La cosa bella è proprio trovarle anche mentre si va in giro, senza averle cercate. L’ho detto anche a Sara: mi capitava di incontrare un altare lungo la strada, quasi in mezzo al niente, e lei mi ha confermato che le persone si fermano con rispetto.
Coyoacán e la parrocchia di San Juan Bautista
Una delle tappe che ricordo è Coyoacán, intorno alla parrocchia di San Juan Bautista, nel centro storico del quartiere, tra Plaza Hidalgo e Jardín Centenario.
La pagina ufficiale della città dedicata alla chiesa ne racconta la storia. A me aveva colpito il contrasto tra la facciata semplice e l’interno barocco, riccamente decorato con foglie d’oro e affreschi.
La parrocchia si affaccia sulle piazze principali del centro di Coyoacán: in questo quartiere dall’atmosfera bohémien, anche l’allestimento dell’ofrenda prende un carattere particolare.

Nel periodo della mia visita c’erano allestimenti floreali di cempasúchil sul sagrato e nella piazza, insieme a candele e offerte. Gli allestimenti, naturalmente, possono cambiare da un anno all’altro ma se passate da questo quartiere, vi consiglio di fermarvi verso il tramonto: con i fiori e le candele è davvero suggestivo.
Il mercato di Sonora e il ricordo di “El Diablo”
Un’altra tappa è stata il Mercado de Sonora, nella zona della Merced. È conosciuto anche per la vendita di articoli legati alle pratiche rituali e alle credenze popolari, come racconta la scheda ufficiale di Città del Messico.
È il mercato che viene chiamato anche “della stregoneria”. Durante il mio viaggio siamo arrivati con la metropolitana, scendendo alla fermata Merced, nella zona del Mercado de la Merced.
Per raggiungere il mercato di Sonora abbiamo poi attraversato un cavalcavia. Le persone che incontravamo ci gridavano «El Diablo!». Sì, si rivolgevano proprio a noi. Ve lo immaginate? Noi che attraversiamo e loro che ci annunciano così! Non so dirvi perché, ma questo episodio mi è rimasto in mente.
Al mercato ho trovato gli oggetti di uso quotidiano che ci si aspetta da un mercato, ma anche cose molto diverse: incenso copal e, all’epoca della mia visita, animali come galline, galli, lucertole e insetti.
In quel periodo c’erano anche molti addobbi per le ofrendas: carte veline ritagliate con immagini di teschi e scheletri, candele, ceri decorati e tantissime ghirlande di fiori arancioni.
Nel mio appunto di viaggio li avevo chiamati crisantemi; il cempasúchil di cui ci parla Sara è invece il tagete, il fiore tipico di questa ricorrenza.
Se volete vedere da vicino le carte ritagliate e gli oggetti di cui abbiamo parlato, questo è uno dei luoghi che vi segnalo dal mio viaggio.
Cosa sono le calacas e le calaveras?
Tornando alla nostra chiacchierata, le calacas sono figure di scheletri mentre le calaveras sono teschi, che possono comparire anche come dolci e decorazioni.
Sono tra le immagini più riconoscibili delle tradizioni del Messico legate al giorno dei morti.

Io, all’inizio, le ho chiesto proprio di spiegarmi cosa fossero le calacas. Perché una cosa è vederle, un’altra è capire come vengono considerate.
Si può rappresentare uno scheletro che balla e, nello stesso tempo, prendere molto sul serio la festa dedicata ai propri cari?
Sara mi spiega che la morte viene rappresentata «in una forma ironica» e aggiunge: «Per noi è importante, ironico sì, ma lo prendiamo molto sul serio».
Come si celebra il Día de Muertos al cimitero?
Sara racconta che alcune famiglie preparano l’ofrenda in casa, mentre altre trascorrono la ricorrenza al cimitero. Si portano i piatti amati dai defunti, si mangia accanto alle tombe e, in alcune celebrazioni, ci sono i mariachi.
«A volte ci scambiamo anche i piatti con i famigliari del defunto accanto, c’è una convivenza allegra.»
Ma il cibo lasciato sull’altare, poi, si mangia? Glielo chiedo perché io, quando lascio qualche biscottino come offerta, non lo mangio per rispetto: poi lo metto sulla finestra per gli uccellini.
Sara mi spiega come fa la sua famiglia, loro cucinano quello che piaceva al nonno o alla zia, lo mangiano tutti insieme lasciandone una parte sull’altare. Quella porzione è per loro.
Mi racconta anche una leggenda secondo cui il cibo dell’offerta, dopo la visita dei defunti, non avrebbe più sapore.
Poi torniamo al motivo per cui aspetta questo giorno. Sara mi dice che può raccontare ai suoi cari le cose belle successe durante l’anno, dire quanto li ama e quanto le mancano.
«Perché tu, in quel momento, credi davvero che lui ti sta ascoltando.»
È per questo che Sara aspetta quel giorno: mi dice che, in quel momento, si sente davvero ascoltata e che dopo sta meglio.
Día de Muertos: il video della chiacchierata con Sara
Qui potete ascoltare direttamente Sara e seguire la nostra conversazione sul Día de Muertos, sulle offerte e sul modo in cui continua a vivere queste tradizioni messicane in Emilia.
Se volete conoscerla, trovate Sara anche su Instagram come @saraevega.
Un grandissimo grazie a Sara per averci raccontato come vive questa festa, anche adesso che abita in Emilia. Il bicchierino di tequila per suo nonno, la foto di Pepper e le sue crocchette: sono le cose che ci ha fatto conoscere parlando dei suoi cari, e che da sole le decorazioni viste durante un viaggio non avrebbero potuto raccontarci.
E voi, quando ricordate qualcuno che vi manca, c’è un piatto, un oggetto o una piccola abitudine che vi fa pensare subito a lui?
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Domande frequenti sul Día de Muertos
Le date principali sono l’1 e il 2 novembre, generalmente dedicati rispettivamente ai bambini defunti e agli adulti. In alcune famiglie e comunità i riti cominciano già negli ultimi giorni di ottobre.
No. Il Día de Muertos è dedicato alla commemorazione e all’accoglienza simbolica dei propri defunti. La vicinanza delle date e la presenza di teschi e scheletri non rendono le due ricorrenze equivalenti.
I preparativi possono iniziare durante ottobre, in vista delle celebrazioni di inizio novembre. Il momento in cui si allestisce l’altare varia secondo le tradizioni locali e familiari.
Il cempasúchil è il fiore, spesso arancione, usato per decorare le ofrendas e indicare simbolicamente il cammino alle anime. Il copal è una resina bruciata come incenso, associata alla purificazione.
Il riconoscimento riguarda le feste indigene dedicate ai morti in Messico. Proclamate nel 2003, sono state iscritte nel 2008 nella Lista rappresentativa del Patrimonio culturale immateriale dell’umanità.

ha iniziato da poco il suo percorso come blogger.